Ho detto a mia madre e a mia suocera che, se continuavano così, non avrebbero più visto mia figlia
“La nonna ha detto che l’altra nonna è falsa.”
Me l’ha detto mia figlia mentre le mettevo il pigiama, così, come se stesse parlando dell’asilo. Io sono rimasta ferma con la maglietta in mano e le ho chiesto: “Chi te l’ha detto?”
Lei ha alzato le spalle. “Tutte e due parlano sempre male. Anche l’altra dice che lei vuole comandare.”
Mia figlia ha sei anni. Sei. E io in quel momento mi sono sentita male, perché una parte di colpa era anche mia. Erano mesi che vedevo la situazione peggiorare e continuavo a dire a me stessa che era solo gelosia tra nonne, che si sarebbero calmate, che bastava organizzarsi meglio.
Invece no.
Da una parte c’è mia madre, che abita a venti minuti da noi e ci ha dato una mano tantissimo da quando è nata la bambina. Dall’altra c’è mia suocera, che da quando è andata in pensione vuole recuperare il tempo perso e stare molto più presente. Il problema è che nessuna delle due sopporta l’altra.
All’inizio erano frecciatine. “Ah, le ha comprato un altro vestito?”, “Strano che tua suocera arrivi sempre quando c’è da fare la foto”, “Tua madre le dà troppi dolci”, “Tua suocera la tratta come se fosse sua figlia”.
Io, invece di fermarle subito, cercavo di tenere buoni tutti. Un pranzo una domenica da una, il compleanno festeggiato in due momenti, i saggi all’asilo con mia madre da una parte e mia suocera dall’altra. Sembrava una gestione, in realtà stavo solo allungando il problema.
Anche mio marito all’inizio minimizzava. “Sono fatte così, basta non ascoltarle.” Facile da dire, poi però quando sua madre si lamentava con lui, lui si chiudeva o cambiava argomento. E io restavo in mezzo.
Le cose sono peggiorate da Natale. Avevamo deciso di fare la Vigilia da mia madre e il pranzo del 25 dai miei suoceri. Sembrava equo. Invece mia madre ha fatto una scenata perché, secondo lei, dall’altra parte “si prendono sempre i momenti belli”. Mia suocera, quando l’ha saputo, ha detto davanti a mia figlia: “Certe persone non sanno condividere nemmeno una nipote”.
Io lì avrei dovuto alzarmi e dire basta. Invece ho fatto la solita cosa: ho sorriso teso, ho cambiato discorso, ho portato via la bambina con una scusa.
Solo che i bambini ascoltano tutto.
Negli ultimi tempi mia figlia aveva iniziato a fare domande strane. “Ma la nonna tua è arrabbiata con l’altra nonna?”, “Se sto più da una, l’altra ci rimane male?”, “Posso dire che mi piace il regalo senza far offendere nessuno?”
A sentirla mi si stringeva lo stomaco. Perché una bambina non dovrebbe avere questi pensieri.
La settimana scorsa è successo il peggio. Mia madre era passata a prenderla dopo l’uscita da scuola perché io ero in ritardo dall’ufficio. Lavoro in amministrazione in uno studio dentistico e quel giorno una collega era assente, quindi ero incasinata. Quando sono arrivata a casa, mia figlia era muta. Poi la sera è scoppiata a piangere e ha detto: “Io non voglio scegliere tra le nonne.”
Pare che in macchina mia madre le avesse detto: “Ricordati chi c’è sempre stata davvero per te.” Io ho sentito il sangue salirmi alla testa.
Ho chiamato mia madre subito. Lei all’inizio ha negato, poi ha detto: “Era solo un modo di dire. Se tua suocera fa la nonna da fotografia e io faccio la fatica, qualcosa vorrà pur dire.”
Le ho risposto male, molto male. Le ho detto che si stava comportando da bambina e che stava scaricando le sue insicurezze addosso a una di sei anni. Lei si è offesa e ha riattaccato.
Dopo mezz’ora ha chiamato mia suocera. Non so come l’avesse saputo, forse da mio marito. Pensavo volesse calmare la situazione. Invece no. Mi ha detto: “Adesso però non far passare tua madre per vittima, perché anche lei racconta cose su di me alla bambina.”
E lì mi è partito qualcosa.
Ho detto: “Basta. Adesso basta tutte e due. Se sento ancora una sola frase del genere davanti a mia figlia, per un po’ non la vedete più. Né tu né mia madre. E non mi interessa chi ha iniziato.”
Silenzio.
Poi lei: “Mi stai minacciando?”
Io: “No. Ti sto dicendo il limite. Perché io ho sbagliato a permettere questa cosa per mesi, ma adesso è finita.”
La sera io e mio marito abbiamo litigato. Lui era d’accordo sul fatto che la situazione fosse fuori controllo, però mi ha detto che stavo esagerando con il tono, che con sua madre dovevamo parlarne con calma. Io gli ho risposto che con calma erano mesi che ci provavamo e intanto la bambina si sentiva in colpa anche solo a nominare una nonna davanti all’altra.
Alla fine abbiamo deciso di convocarle entrambe da noi la domenica pomeriggio. Solo noi quattro, senza la bambina, che è stata da una vicina per un paio d’ore.
È stato bruttissimo. All’inizio si punzecchiavano pure lì. Mia madre: “Certo, adesso facciamo la riunione di condominio.” Mia suocera: “Detta da chi fa i monologhi, fa sorridere.”
A un certo punto ho sbattuto la mano sul tavolo e ho detto: “La finite? Volete sapere cosa ha detto vostra nipote? Ha detto che non vuole scegliere. Ha sei anni e si sente in mezzo a una guerra che avete creato voi, con il nostro aiuto perché noi non vi abbiamo fermate prima. Vi rendete conto o no?”
Mia madre si è messa a piangere, ma non subito per il motivo giusto. Ha detto: “Dopo tutto quello che faccio, mi sento trattata come una cattiva madre e una cattiva nonna.”
Mia suocera invece si è irrigidita e ha detto: “Io non accetto lezioni, però se la bambina sta così allora il problema c’è.”
Piano piano sono uscite cose che io sapevo solo a metà. Mia madre si sente messa da parte da quando mio marito ha iniziato a portare più spesso la bambina dai suoi, soprattutto la domenica. Mia suocera si è sentita giudicata fin dall’inizio, come se qualsiasi cosa facesse non fosse mai abbastanza perché mia madre aveva il posto fisso di nonna principale.
La verità è che io ho alimentato questa rivalità senza volerlo. A mia madre chiedevo più aiuto pratico, a mia suocera lasciavo più spazio nelle occasioni belle, perché sapevo che ci teneva. Pensavo di compensare. In realtà stavo assegnando ruoli. Una utile e una di contorno. Se ci penso, capisco perché ognuna covasse rancore a modo suo.
Non le giustifico, però nemmeno posso fare finta che io sia stata chiarissima o corretta.
Alla fine ho detto una cosa molto semplice: “Da oggi con la bambina niente commenti sull’altra nonna, niente paragoni, niente frasi per farla sentire in debito. Se non ci riuscite, ci fermiamo. Anche per un mese, due, quello che serve.”
Mia suocera ha chiesto: “E come facciamo a dimostrarti che abbiamo capito?”
Mia madre ha detto sottovoce: “Io non voglio che la bambina abbia paura di parlare.”
È stato il primo momento in cui mi sono sembrate due nonne e non due rivali.
Non è che si siano abbracciate. Non è un film. Però hanno accettato. Da una settimana stiamo tenendo tutto più separato, meno occasioni sovrapposte, meno messaggi passati tramite la bambina, e soprattutto regole chiare.
Ieri mia figlia ha nominato una nonna davanti all’altra al telefono e non è successo niente. Una cosa normalissima, eppure mi è venuto quasi da piangere.
Io per prima dovevo mettere un limite molto prima, invece ho voluto fare quella che sistema tutti e ho lasciato che una bambina si portasse addosso tensioni da adulti.
Secondo voi ho fatto bene a mettere questo ultimatum, oppure rischia solo di peggiorare i rapporti e di farla pagare ancora di più a mia figlia?