Il giorno in cui ho perso tutto: la mia migliore amica, il mio ex e me stessa
«Non puoi farlo, Martina. Non puoi sposarlo!»
La mia voce tremava mentre le parole uscivano dalla mia bocca come schegge di vetro. Martina mi guardava con quegli occhi grandi e scuri, pieni di lacrime e rabbia, seduta sul letto della sua vecchia cameretta a casa dei suoi genitori, a due passi dal centro di Bologna. Era il giorno prima del suo matrimonio con Andrea, il mio ex fidanzato. Il ragazzo che avevo amato per cinque anni, quello che avevo creduto sarebbe stato il padre dei miei figli.
«Giulia, basta! Non è più affar tuo. Tu e Andrea vi siete lasciati da due anni. Perché ora? Perché proprio adesso?»
Non sapevo rispondere. Forse era solo gelosia. Forse era paura di perderla, la mia unica vera amica da quando avevamo sei anni. O forse era solo la consapevolezza che qualcosa non quadrava, che Andrea non era cambiato, che dietro il suo sorriso perfetto si nascondeva ancora quell’ombra che solo io avevo visto.
Mi alzai di scatto e uscii dalla stanza sbattendo la porta. Sentii Martina singhiozzare dietro di me, ma non tornai indietro. Quella notte non dormii. Camminai per ore sotto i portici di Bologna, tra le luci gialle dei lampioni e il profumo di pioggia sull’asfalto. Mi chiedevo se stessi facendo la cosa giusta, se avrei dovuto lottare ancora o lasciarli andare.
Il giorno dopo, in chiesa, mi sedetti in fondo. Martina era bellissima nel suo abito bianco semplice, i capelli raccolti in una treccia morbida. Andrea le sorrideva come se nulla fosse mai successo tra noi. Quando si scambiarono le promesse, sentii un nodo stringermi la gola. Mia madre mi prese la mano e sussurrò: «Lascia andare, Giulia. È ora.»
Ci provai davvero. Mi buttai nel lavoro – insegnante di lettere in un liceo della periferia – e mi iscrissi a un corso di ceramica per riempire i pomeriggi vuoti. Martina e io ci sentivamo sempre meno: lei era presa dalla nuova vita da moglie, io cercavo di non pensare a quanto mi mancasse.
Passarono gli anni. Ogni tanto ci vedevamo per un caffè in Piazza Maggiore o una pizza da Sorbillo. Lei parlava del lavoro – architetto in uno studio importante – e delle vacanze con Andrea sulla Costiera Amalfitana. Io ascoltavo, sorridevo, ma dentro sentivo solo un grande vuoto.
Poi arrivò quella telefonata.
Era una sera d’inverno, pioveva forte e stavo correggendo i temi dei miei studenti quando il cellulare vibrò. Era Andrea.
«Ciao Giulia… possiamo vederci?»
Il cuore mi saltò in gola. Non ci sentivamo da anni, se non per qualche saluto formale alle cene di gruppo. Accettai senza capire perché.
Ci incontrammo in un bar piccolo e buio vicino a via San Felice. Andrea era cambiato: più magro, lo sguardo stanco. Ordinò un Negroni e mi fissò negli occhi.
«Non sono felice con Martina.»
Rimasi in silenzio.
«Non avrei mai dovuto lasciarti andare.»
Sentii una rabbia antica risalire dallo stomaco.
«Andrea, tu mi hai lasciata per lei.»
Lui abbassò lo sguardo.
«Ho sbagliato tutto. Voglio tornare con te.»
Mi venne da ridere, ma era una risata amara, quasi isterica.
«E Martina? È tua moglie.»
Andrea sospirò.
«Non la amo più. Forse non l’ho mai amata davvero.»
Quella notte non dormii. Pensai a tutte le volte che avevo pianto per lui, a tutte le bugie che mi aveva raccontato – le telefonate misteriose, le uscite improvvise con gli amici che poi scoprivo essere altro. Pensai a Martina, alla sua fiducia cieca in lui, alla sua felicità fragile come porcellana.
Passarono settimane. Andrea continuava a scrivermi messaggi lunghi, pieni di promesse e rimpianti. Io li leggevo e li cancellavo senza rispondere. Poi un giorno Martina mi chiamò.
«Giulia… devo parlarti.»
La sua voce era rotta.
Ci incontrammo al Parco della Montagnola, sotto gli alberi spogli di febbraio.
«Andrea mi tradisce.»
Non dissi nulla.
«L’ho scoperto ieri sera… messaggi sul suo telefono… con una donna.»
Il cuore mi si fermò.
«Chi?»
Lei mi guardò negli occhi.
«Non lo so… ma ho paura che sia tu.»
Mi sentii mancare l’aria.
«Martina… io non…»
Lei scoppiò a piangere.
«Dimmi la verità! Sei tu?»
Le presi le mani tra le mie.
«No, Martina. Non sono io.»
Era vero – almeno fino a quel momento. Ma dentro sentivo una colpa enorme: quella di aver anche solo pensato di cedere ad Andrea, di aver letto i suoi messaggi con un brivido di piacere segreto.
Martina si asciugò le lacrime e mi abbracciò forte.
«Sei l’unica persona di cui mi fido ancora.»
Quella frase fu come una lama nel petto.
Nei giorni successivi Andrea continuò a insistere: «Lascia perdere Martina… vieni via con me… ricominciamo.» Io lo evitai come il fuoco. Ma dentro ero a pezzi: perché lui aveva scelto me? Perché proprio ora? E perché io sentivo ancora qualcosa per lui?
Una sera tornai dai miei genitori a San Lazzaro. Mia madre stava preparando le lasagne per la domenica; mio padre guardava il telegiornale lamentandosi della politica italiana come sempre.
«Mamma… tu hai mai perdonato un tradimento?»
Lei si fermò con il mestolo a mezz’aria.
«Tuo padre mi ha tradita una volta… tanti anni fa.»
Rimasi senza parole.
«E perché sei rimasta?»
Lei sorrise triste.
«Perché l’amore vero non è perfetto. Ma bisogna capire quando è amore e quando è solo paura di restare soli.»
Quella notte capii che dovevo scegliere: restare prigioniera del passato o liberarmi una volta per tutte.
Chiamai Andrea e gli dissi che non volevo più sentirlo. Poi chiamai Martina e le raccontai tutto: dei messaggi, degli incontri, dei miei dubbi e delle mie paure.
Lei pianse ancora, ma poi mi abbracciò forte.
«Grazie per avermelo detto.»
Da quel giorno non ho più visto Andrea. Martina ha chiesto il divorzio e si è trasferita a Milano per ricominciare da capo. Io sono rimasta a Bologna, ho cambiato scuola e ho iniziato a scrivere un romanzo su tutto quello che era successo.
A volte mi chiedo se sia stata colpa mia, se avrei potuto fare qualcosa di diverso per salvare la nostra amicizia o il mio amore per Andrea. Ma poi guardo fuori dalla finestra della mia nuova casa e penso che forse doveva andare così.
Mi chiedo: quante volte nella vita ci aggrappiamo a persone o ricordi che ci fanno solo male? E voi… avete mai dovuto scegliere tra l’amore e l’amicizia?